mercoledì 20 febbraio 2013

Le "ballotte" (i baddotti di San Giuseppe)

La festa di San Giuseppe e la festa del papà coincidono il 19 marzo.  Come tutte le feste sacre, in Sicilia esiste una tradizione che si ripete ogni anno, accompagnata da una vera e propria devozione popolare che in questo caso si manifesta con una ricchezza e una varietà di cibi difficilmente imitabili.
Ogni paese festeggia San Giuseppe con cibi, tradizioni, usi e costumi diversi.
Le maestre e i professori delle medie quel giorno ci accompagnavano in giro per il quartiere a visitare le varie tavolate, allestite da gente che, dopo aver ricevuto o in attesa di ricevere una grazia, preparava presso la propria casa. Io vorrei parlarvi della festa che si svolge nel paesino di mia mamma perchè quando ero piccola partivamo dalla mia città, dopo il giro fatto con la scuola, per andare a pranzo dalla nonnina, le cui magiche manine immancabilmente ci facevano trovare  "i baddotti" (cibo che noi in realtà prepariamo tutto l'anno perchè in famiglia piace... e che anche mio marito genovese apprezza!!).
"U patriarca" o "altare di San Giuseppe" è appunto una tavolata strapiena di cibi, preparati in parte dai padroni di casa ed in parte da fedeli del paese che girano per queste tavolate portando come offerta votiva cibo e/o denaro.
Ecco un po' di esempi di "patriaca". (Immagini tratte dal web:foto 1,  foto 2 foto 3 e 4 )

 - MENFI - inserita il
 

 
 
Vi starete chiedendo che fine faccia tutto quel ben di Dio.. Ebbene il 19 marzo a mezzogiorno in punto, 3 persone scelte tra i più bisognosi del paese pranzano presso la famiglia che ha allestito il banchetto e per tradizione mangiano cibi preparati con cura la mattina stessa, serviti sulle stoviglie più preziose. Dopo una preghiera, i tre commensali spezzano il digiuno mangiando un'arancia amara condita con sale e pepe e subito dopo la padrona di casa o chi ha chiesto la grazia serve "i baddotti" e "i piscirova" (frittate varie). I tre commensali sono un uomo, una donna e un bambino (appartenenti a famiglie diverse) e impersonano San Giuseppe, Maria e Gesù. Il resto del cibo viene distribuito equamente tra le tre famiglie (che credo provvederanno a congelare gran parte di queste cibarie). Il cibo offerto dai fedeli, per fortuna, non è rappresentato dolo da portate deperibili, ma ci sono anche (in gran parte) generi di prima necessità (pasta, sale, scatolame, conserve, zucchero, latte, farina, salsa...) portati rigorosamente in numero di 3 (in modo che ognuno delle famiglie riceva gli stessi doni).
La preparazione di queste tavolate richiede diverse settimane: vengono presentati dolci tipici (turruni, mastazzola, giurgiulena, pastifuorti, mustarda...), immancabilmente pane la cui forma  ricorda il bastone di San Giuseppe, frutta fresca e secca e verdura degli agricoltori del paese.
Ebbene adesso è arrivato il momento della ricetta.
 
 
Ingredienti
500 g di riso arborio o per arancini
400 g di ricotta scolata
2 uova
prezzemolo
dado bimby
1 bustina di zafferano (o cannella)
50 g di parmigiano
sale
mezzo spicchio di aglio
 
 
Procedimento
Cuocere il riso nell'acqua fredda salata e mezza bustina di zafferano (io l'ho dimenticato e l'ho messo solo nel brodo di cottura finale, infatti la parte interna della ballotte è rimasta bianca). Scolare bene e raffreddare con acqua fredda. Versare il riso in una terrina e praticarvi un buco dove sbatterete le uova. Amalgamare prima con un cucchiaio poi con le mani  riso, uova, ricotta, sale, prezzamolo tritato e parmigiano.
 
 
Formare le palline (a me ne sono venute 20, però ho lasciato una parte del composto di riso per preparare i pulpittuni che vi posterò la prossima volta) e lasciarle riposare in frigo per almeno 1 ora.
Preparare nel frattempo in un largo tegame un soffritto con l'aglio e un po' di prezzemolo tritato. Versarvi insieme acqua (fino a coprire meno di metà tegame), l'altra mezza bustina di zafferano e  dado e lasciare cuocere fino a far restringere un po' l'acqua.
Infine aggiungere delicatamente le ballotte e far cuoocere per circa 4 minuti per lato (max 8-10 minuti in totale).
Variante con cannella: non utilizzare la bustina di zafferano e aggiungere cannella nel brodo di cottura.
A me piacciono in entrambi i modi.
 
 
 
Vi saluto con un po' di malinconia... sono anni, tra università e poi trasferimento a Genova, che non assisto più alla festa di San Giuseppe.
Ciao e alla prossima ricetta (i pulpittuni)
Con questa ricetta partecipo al contest "La cucina del cuore" del blog http://www.laromadelcaffe.com/
 
cuore 3
 
 
 



8 commenti:

  1. Va beh si sa,io la Sicilia ce l'ho nel cuore visto che tutti i miei affetti più cari,marito,suoceri,amici stretti sono originari della Trinacria.Quindi ogni piatto,ogni tradizione che me la ricorda mi piace.Questo non lo conoscevo ed è bellissimo!
    Grazie
    Monica

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che non lo conosceva neanche mio padre quando ha conosciuto mia madre, pur abitando a 20 chilometri di distanza! :-) Penso che sia tipico solo del paesino di origine di mia madre.

      Elimina
  2. Un post interessante, ricco di novità e sapori.
    Ottima ricetta..grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :-) mi fa piacere che le apprezziate

      Elimina
  3. Che bella questa ricetta e molto interessante la parte introduttiva, mi è sembrato per un attimo di essere in Sicilia!
    Buona giornata!
    Bisu di Insane Bazar

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Speravo di crearvi questa sensazione e mia fa piacere che tu me lo dica! Grazie per essere passata a trovarmi

      Elimina
  4. bellissima ricetta inserita!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :-) grazie mille. Io vi sono legata sia perchè buona sia perchè mi ricorda gli anni più spensierati

      Elimina